Fermo pesca: conosciamolo meglio

Il fermo pesca (o fermo biologico) è un provvedimento ministeriale che riguarda l’arresto temporaneo delle attività di pesca nei mari italiani. Tale misura ha come obiettivo la tutela del patrimonio ittico nei  periodi che, secondo diversi studi, rappresentano un importante momento di riproduzione di diversi organismi oggetti di pesca.

Fino a qualche anno fa, il fermo biologico era definito unitariamente in tutti i mari italiani. Oggi, grazie alla mobilitazione di diverse associazioni di categoria, i periodi sono stati distribuiti a seconda della zona di mare. Questo permette di avere sempre pesce fresco dei nostri mari e diminuire l’importazione che negli anni passati è arrivata anche ad interessare 2 pesci su 3 (fonte Coldiretti Impresapesca).

Il fermo pesca per il 2018

Adriatico

  • Trieste – Ancona: dal 30 Luglio al 9 Settembre
  • San Benedetto del Tronto – Termoli: dal 13 Agosto al 23 Settembre
  • Manfredonia – Bari: dal 27 Agosto al 7 Ottobre

Ionio – tirreno

  • Brindisi – Roma: dal 10 settembre al 9 Ottobre
  • Civitavecchia – Imperia: dal 1 Ottobre al 30 Ottobre

La pesca artigianale (o piccola pesca) non è soggetta a nessun arresto.

Un argomento complesso

Il fermo pesca è, da sempre, motivo di scontro e di obiezioni da parte di diverse figure che ne sottolineano la scarsa efficacia per la tutela del pescato e gli svantaggi che comporta agli addetti ai lavori.

La questione è molto più complessa di quello che si può credere e  non è il caso di avviare qui una discussione che potrebbe finire con polemiche. Bisogna però ammettere che, alla luce dei fatti, il fermo biologico così com’è adesso non basta. Nel Mediterraneo le specie sovra sfruttate (cioè che non hanno tempo di “rimpiazzare” gli individui pescati con altri giovani) rappresentano l’80% del totale pescato;  a livello mondiale questa percentuale si  ferma al 30% dato comunque preoccupante (fonte: fishforward.eu, wwf)

Lasciamo agli organi competenti le scelte gestionali del nostro patrimonio ittico, noi, come consumatori, abbiamo un importante ruolo nella tutela del pescato attraverso scelte di acquisto e alimentazione consapevoli (ne parliamo QUI) cambiando le nostri abitudini quotidiane. Perché, in molti casi, il cambiamento deve  partire dal basso per poter raggiungere l’intera comunità.

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